Per farlo ci affideremo all’articolo scritto da Claudio Ragaini per il numero 24 del 2004 di Famiglia Cristiana.
Lo scultore dei ciechi. La singolare iniziativa di Jurek Sztekiel: insegnare l’arte plastica ai non vedenti.
Lasciata la Polonia per motivi politici, arrivo a Milano nel 1983. Oggi la sua associazione di volontariato aiuta tante persone. Ma potrebbe fare di più, con gli aiuti giusti.
Jurek Sztekiel, maestro d’arte, aveva 26 anni nel 1983 quando dovette abbandonare la sua PoIonia, dove lavorava come scultore e pittore. Non aveva rapporti facili col regime comunista di allora. Vicino a Solidarnosc, amico di Lech Walesa, faceva satira politica firmando con lo pseudonimo di Pierrot le sue vignette, che venivano pubblicate da numerosi giornali. Ma non erano tempi, quelli, i muri non erano ancora caduti e la sua attività gli procurò guai: prima un anno di prigione, poi il caldo invito a lasciare il Paese.
Jurek aveva studiato all’Accademia di Brera, aveva amici in Italia e fu cosi che si trasferì a Milano, sperando di mettere a profitto la sua professione e di rifarsi una vita. In patria aveva già sperimentato un’attività di scultura in legno con non vedenti, che aveva dato risultati lusinghieri: insegnava loro a trattare il legno come un materiale plastico, a modellarlo con le raspe sotto la guida delle dita, a ricavarne forme curiose, persino a usare i colori per rifinire i lavori. Jurek pensò che poteva tentare la stessa strada anche da noi. Si presentò all’Unione ciechi, parlò col presidente provinciale Mario Censabella, ne ottenne la fiducia e un piccolo finanziamento per iniziare l’attività. Si procurò il materiale necessario e aprì il “cantiere”. Ricorda che i primi corsi ebbero più iscritti di quanto previsto e fu necessario organizzare il lavoro in gruppi di sei allievi alla volta per seguirli da vicino.
Vista la buona riuscita dell’esperimento, Jurek pensò che poteva continuare su quella strada. Un anno fa, con sua moglie Manuela, ha costituito un’associazione di volontariato che si chiama Bioforme e che, in collaborazione con l’Unione ciechi (la sola per ora che l’abbia sostenuto), tiene corsi di scultura e falegnameria per non vedenti e ipovedenti, organizza mostre, cerca di valorizzare il lavoro dei suoi allievi e di interessare l’opinione pubblica.
C’e di più: qualche tempo fa gli e stato proposto di portare la sua attività nel carcere di Opera, dove ci sono anche detenuti non vedenti e dove l’Unione ciechi finanzia un corpo d’opera aperto a tutti i carcerati. «Un’esperienza del tutto insolita”, dice Jurek, “che mi ha appassionato, sia sotto il profilo umano che professionale”. Con i pochi mezzi a disposizione lo scultore polacco ha attrezzato un piccolo laboratorio (gli attrezzi indispensabili, qualche pezzo di legno, colla e vernici), dove una volta alla settimana si ritrovano i suoi “allievi”, sei persone tra i 28 e i 60 anni, che si cimentano attorno a piccole opere d’arte: cornici, soprammobili, oggettistica.
Nell’altro laboratorio di via Valassina 29, nei pressi dell’ospedale di Niguarda, dove ha sede l’associazione Bioforme [oggi l’associazione ha sede presso il laboratorio di Via G. Boltraffio, 16 nel quartiere Isola di Milano – N.d.R.], i corsi non hanno praticamente orario: c’e chi viene il sabato, chi la sera, chi durante la settimana, secondo le possibilità. Spesso è l’occasione per stare insieme e per comunicare con il mondo esterno scoprendo la propria manualità e possibilità mai sperimentate prima.
Jurek guida i suoi allievi con discrezione, dando loro le prime impostazioni, suggerendo il taglio del legno giusto e gli attrezzi adatti, poi lascia che ciascuno segua il suo istinto, affidando alle mani e al tatto ciò che la vista non può recepire. «I risultati sono sorprendenti», dice. “Nessun altro come loro riesce a trattare le superfici in maniera cosi perfetta, le mani sono la loro vera guida». Il futuro dell’attività è scritto nelle stelle. Dopo le esperienze di questi anni, faticosamente condotte avanti, spesso mettendoci del suo, Jurek vorrebbe ora dar corpo all’iniziativa, finalizzandola alla preparazione professionale di non vedenti, formando magari una cooperativa che possa garantire, attraverso la produzione artistica, una fonte di reddito per tante persone svantaggiate.[...].
Oggi l’esperienza con i non vedenti, come era stata condotta nei primi anni, si è conclusa per la mancanza del necessario sostegno economico, ma Bioforme continua l’insegnamento delle arti manuali legate alla lavorazione artigianale del legno attraverso corsi individuali di falegnameria artistica a pagamento per tutti e gratuiti per i non vedenti che ne facciano richiesta. Se vuoi approfondire≥ Corsi Arte